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Cultura

 

Mario AquicolaMario Equicola
(Alvito, 1470 – Mantova, 1525)

L’umanista Mario Equicola apprese i primi elementi del sapere ad Alvito, dai vari precettori di casa Cantelmo. Studiò a Napoli, Firenze e Roma. A Napoli frequentò l’Accademia del Pontano, stringendo amicizie con il filosofo Agostino Nifo e col Sannazzaro. A Firenze studiò con Marsilio Ficino frequentando l’Accademia Neoplatonica il cui indirizzo filosofico finì per influenzare notevolmente il suo pensiero. A Roma ebbe la fortuna di avere come maestro Pomponio Leto, commentatore di classici, insegnante all’università di Roma e autore di opere di notevole successo editoriale. In seguito Equicola si trasferì a Mantova alla corte di Isabella d'Este e fece di lei la donna più dotta del Rinascimento. Divenne inoltre l’anima della corte dei Gonzaga e nel ruolo di ambasciatore si recò presso papi e regnanti. Ebbe come ricompense beni e oneri tra i quali la cittadinanza di Mantova dove morì e venne sepolto nel 1525.

Opere principali

Libro de natura de amore; istituzioni del comporre in ogni sorta di rima della lingua volgar; Il novo Cortigiano  De bello Turcis inferendo; Chronica di Mantua.


Ernesto CapocciErnesto Capocci
(Picinisco,1798 – Napoli, 1864)

Matematico, astronomo e politico italiano, nipote dell'astronomo Federico Zuccari, direttore della Specola di San Gaudioso. Studiò  presso il Seminario di Sora e poi si trasferì a Napoli dove apprese e studiò l’astronomia i cui risultati ottenuti lo portarono a partecipare a progetti internazionali di notevole rilevanza, come ad esempio la carta celeste di F. W. Bessel. Era anche noto come l'Encke d'Italia perché partecipò, assieme a Giovanni Inghirami, alla realizzazione di un catalogo stellare diretto, appunto, da Encke. Fu direttore dal 1833 al 1850 e poi dal 1860 alla sua morte dell'Osservatorio astronomico di Capodimonte. Pubblicò due opere letterarie (Il primo viceré di Napoli e Illustrazioni cosmografiche della Divina Commedia) e in veste di divulgatore scientifico fu il primo a intuire la necessità di diffondere la cultura scientifica realizzando delle pubblicazioni ad hoc, il cui linguaggio potesse essere compreso da tutti. Da questa idea nel 1846 nasce l'Annuario del reale osservatorio di Napoli. Collaborò poi con diverse testate periodiche italiane e internazionali, come “Giornale enciclopedico di Napoli”, “Annali Civili del Regno delle Due Sicilie” e “Correspondance Astronomique”. È sepolto a Poggioreale nel Cimitero Monumentale di Napoli.

Opere principali

Breve notizia intorno alle scoperte del sig. Melloni sul calorico; Il primo viceré di Napoli; Relazione del primo viaggio alla luna fatto da una donna l'anno di grazia 2057; Catalogo dei tremuoti avvenuti nella parte continentale del Regno delle Due Sicilie; Dichiarazione di alcuni cangiamenti fatti nella tavola delle osservazioni meteorologiche del Reale Osservatorio di Napoli.


Aniceto FerranteAniceto Ferrante

(Atina, 1823 – Alvito, 1883)

È stato un vescovo cattolico e scrittore ecclesiastico italiano. Nato da genitori alvitani, ricevette la prima istruzione dallo zio Innocenzo, parroco di Alvito. Proseguì gli studi presso i Barnabiti di Napoli, rinunciando alla ricca primogenitura per entrare nell' Oratorio filippino della città e dove poi fu fatto sacerdote nel 1847 restando a Napoli fino al 1873. Fu qui che acquistò grande fama oltre che per la sua bontà d’animo e santità di vita, anche come confessore oratore e scrittore sacro. Nel 1873 fu nominato vescovo di Gallipoli ma nel 1878 per gravi problemi di salute chiese di essere esonerato dall’incarico e rientrato ad Alvito, dedicò gli ultimi anni della sua vita a quell'attività di scrittore e studioso che gli era sempre stata consona e che ne aveva già diffuso la fama in tutta Italia.

Opere principali

Le sette parole proferite da Cristo sulla croce; Molte Vite di Santi; Il Mese di Gennaio, letture religiose e morali Nuove Omelie sul Vangelo (dettate nel tempo del suo governo della Chiesa di Gallipoli);Trattenimenti, Sermoni ed Omelie; Scritti vari editi e nuovi.

 


Giacinto Visocchi
(Atina, 1819 – 1854)
Studioso delle lettere, acquistò un'ottima conoscenza, oltre che dei classici italiani, anche di quelli latini e greci, che leggeva nei testi originali. Frequentò a Napoli la scuola del marchese purista Basilio Puoti, che raccomandava lo studio dei nostri trecentisti e infondeva negli allievi anche idee liberali. Nel 1843, in collaborazione col Paolozzi, pubblicò un'edizione annotata del Libro di novelle e di bel parlare gentile e nell’ anno seguente aprì a Napoli una scuola di lettere italiane che ebbe subito un grande successo. Nel 1845 per aiutare il fratello maggiore nella direzione della cartiera tornò ad Atina, e quando Ferdinando II nel 1848 concesse la costituzione svolse un'intensa opera per educare il popolo di Atina e della Valle alle nuove idee. Fu eletto capo della Guardia Civile di Atina e compose il "Catechismo" per la Guardia Nazionale, ma quando il re revocò la costituzione, questo fu causa per il suo autore di crudeli e lunghe persecuzioni. Morì precocemente l'8 ottobre 1854.

Opere principali

Catechismo giornaliero per la Guardia Nazionale; Dell' arte dello scrivere e dell’ estetica. Lezioni dettate da Giacinto Visocchi in Napoli (pubblicate a cura del Figlio Fortunato).


GIUSTINO FERRI
(Picinisco, 1856 – Roma, 1913)

Studiò al "Tulliano" di Arpino e si laureò in Giurisprudenza all'Università di Napoli. Intenzionato a intraprendere la carriera giornalistica, intorno al 1880 si trasferì a Roma, intuendo, come altri giovani letterati, le maggiori possibilità che offriva la nuova capitale. Iniziò a collaborare al “Capitan Fracassa”, dove divenne redattore, facendosi apprezzare per cultura e talento.
Ebbe rapporti intensi con Gabriele d'Annunzio, Luigi Capuana e Luigi Pirandello e sulle riviste di cui era collaboratore spesso pubblicò novelle, note letterarie e anche romanzi a puntate. Tutto ciò contribuì sostanzialmente a creare la prosa moderna italiana e quel genere letterario di nome elzeviro La sua opera narrativa e giornalistica è molto vasta: sedici romanzi (di cui tre incompiuti), un centinaio di racconti e un migliaio di articoli. Con “La camminante” e “Dea Passio”, rispecchia il passaggio dal naturalismo al romanzo del Novecento. Queste due opere sono ambientate nella Valle di Comino. Fu anche un apprezzato critico teatrale, collaborando in particolare alla Nuova Antologia. Insegnò anche letteratura italiana al Magistero di Roma, sostituendo spesso Luigi Pirandello, di cui era molto amico.

Opere principali
:
L'ultima notte; Roma gialla. Roma, Sommaruga; La vergine dei sette peccati: romanzo romantico;  La Canaglia, ovvero Roma sconosciuta; Dea Passio: studio di vita provinciale; La basilica insanguinata; La vergine dei sette peccati; Il duca di Fonteschiavi; Il castello fantasma; La fine del XX secolo


DOMENICO SANTORO
(Alvito, 1868 - Foggia, 1922)

Le prime istruzioni gli vennero impartite dallo zio missionario Don Antonio Santoro, che su di lui ebbe grande influenza. Si diplomò al “Tulliano” di Arpino, iscrivendosi poi alla facoltà di lettere presso l’Università di Pisa, anche per essere vicino allo zio che intanto era diventato superiore dell'Istituto dei sordomuti di Siena. Fu proprio a Siena, dove si recava ogni settimana, che scoprì, nella biblioteca comunale, un trattato sconosciuto di Mario Equicola, “Il novo Cortigiano”. Grazie a questa eccezionale scoperta, diventò uno dei più autorevoli studiosi italiani, iniziando la sua fortunata storia di biografo e studioso di Equicola. Ancora oggi questo suo lavoro è rimato del tutto insuperato. Fu insegnante negli istituti tecnici di Cagliari, Chieti, Caserta e Sassari e concluse la sua carriera in quello di Foggia, dove fu anche preside dal 1913 fino alla sua morte. Accanto agli studi di storia e di filologia, Santoro si dedicò alla poesia, in lingua italiana e in dialetto alvitano

Opere Principali

Della vita e delle opere di Mario Equicola; Prime istituzioni letterarie, per uso delle scuole medie; Un episodio del dominio spirituale degli arcivescovi di Pisa su la Sardegna; Delineamenti storici dei generi letterari; Due studi sulla Divina Commedia; Notizie storiche sui grandi terremoti dell'alta Campania e specialmente della Valle Cominese; Sora negli anni del Baronio; Echi lirici.


ENRICO RUTA
(Belmonte Castello, 1869 – Napoli, 1939)

Narratore, filosofo e traduttore, si fece presto una cultura vasta e profonda. Visse quasi sempre a Napoli dove conobbe e frequentò Benedetto Croce, e dove nell’anno accademico 1930-31 insegnò Dottrina Politica presso l'istituto Superiore di Scienze Economiche e Commerciali. Presto si fece apprezzare come pensatore e traduttore del tedesco, la sua narrativa ha carattere morale e satirico e raggiunge il punto più alto con il romanzo Insaniapoli. Fu collaboratore de Il Mattino e negli anni trenta sviluppò teorie politiche in armonia con l'ideologia del regime fascista. Tradusse per Laterza, su invito del Croce, opere di Treitschke e Nietzsche.

Opere principali

Il gusto d'amare; Insaniapoli; Il segreto di Partenope; Visioni d'oriente e d'occidente: saggi di scienza della storia e della poesia; La psiche sociale; Il ritorno del genio: a proposito di una nuova edizione della "Scienza Nuova"; Politica e ideologia; La necessità storica dell'Italia nuova.

 

LUIGI CELLUCCI
(San Donato Val di Comino, 1876 – Roma, 1962)

Studiò a Monteccasino, Maddaloni e Napoli, per un anno frequentò l’Università di Napoli e mentre per tre quella di Pisa, dove nel 1898 si laureò in Lettere alla scuola di Alessandro D'Ancona. Insegnò lettere italiane all'istituto Tecnico "Cattaneo" di Milano e in diversi Licei, divenne anche preside del "Tulliano" di Arpino e del Liceo-Ginnasio di Alatri, dove ebbe alunno il poeta e narratore Libero De Libero, che attribuiva a Cellucci il suo amore per Dante e Leopardi e la scoperta di Baudelaire e dei simbolisti francesi. Partecipò come Ufficiale alla Prima Guerra Mondiale. Nel 1936, anche a causa della sua avversione al regime fascista, si ritirò in pensione e si trasferì a Roma, dedicandosi ai suoi studi e collaborando a varie riviste, tra cui : L' Arte, Archivum Romanicum e Cultura Neolatina. Dal 1949 fu membro dell’Accademia “L’Arcadia” di Roma.

Opere principali

Un poligrafo del Settecento: l'abate Giambattista Roberti; L'aspirazione alla vita nella moderna letteratura; Le pitture benedettine di Santa Maria delle Grotte; L'arte medievale del Mezzogiorno d’ Italia e l'arte in Ciociaria; Le laudi francescane di Jacopone da Todi; Varie redazioni della predica di San Francesco agli uccelli; La poetica di Dante e la sua poesia; Storia della vita religiosa in Salimbene.

 

Gerardo VacanaGERARDO VACANA
(Gallinaro, 1929)

Poeta, traduttore, saggista, si è laureato in Lettere a Firenze, con una tesi su M.me de Lafayette. Ha studiato a Liegi, e nel biennio 1953-55 è stato assistente d'italiano nei Licei di Lione (Francia), dove negli stessi anni ha dato corsi di lingua e letteratura italiana per incarico della "Dante Alighieri". È stato preside della Scuola Media di San Donato e del Liceo Classico di Sora. Rettore del Convitto Nazionale Tulliano di Arpino per tre anni. Amministratore provinciale per dieci anni. I suoi libri di poesia sono stati tradotti in francese, spagnolo, inglese, russo, tedesco, greco, svedese ed esperanto. E' considerato dalla critica il successore poetico in Ciociaria di Tommaso Landolfi e di Libero De Libero. Nel 1976 ha fondato il Premio Letterario “Val di Cornino”, nel 1993 gli Incontri internazionali di Poesia di Alvito e Val di Cornino, nel 2003 il Premio Europeo di Narrativa “G. Ferri-D.H. Lawrence”. Nel 1999 ha dato vita a una "Linea metafisica (o solare)", fondata sul nesso poesia-filosofia-utopia. Nel 2000 a Neuchatel (Svizzera) gli è stato attribuito il prestigioso premio “Blaise Cendrars", per la poesia e per il suo impegno di “traghettatore” della letteratura ciociara in Europa e di quella europea in Ciociaria.

Opere principali

L'occhio s'inganna; Poesia: Cavallo di miniera; Il fu Bel Paese; La luce assai di buon'ora; Variazioni sul reale; I rischi della traversata; Taccuino greco e altri versi.


 

 
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